La scorsa settimana il Parlamento Europeo ha definitivamente adottato il bilancio di previsione dell’Unione Europea per il 2009, l’ultimo della sesta legislatura.Le proposte di spesa erano state presentate nel maggio scorso dalla Commissione Europea.
Le spese preventivate per il 2009 rappresentano lo 0,894% del reddito lordo dell’Unione Europea: si tratta di circa 116 mld di Euro. Alla formazione delle entrate contribuisce ogni cittadino contribuente europeo attraverso una percentuale dell’Iva o in base ad una quota pagata dal proprio Paese in proporzione al PIL nazionale. In pratica, ogni contribuente spende per l’Europa circa € 0,60 al giorno, di cui il 3% viene utilizzato per il funzionamento tutte le Istituzioni europee.
La spesa agricola risulta invariata (quasi 43 mld di Euro) e le rimanenti spese sono distribuite tra politiche di coesione, sviluppo sostenibile e aiuti all'occupazione. A tutto questo bisogna aggiungere gli interventi straordinari a favore dei Paesi in via di sviluppo. Quest’ultima spesa è stata resa possibile solo dopo una lunga seduta di conciliazione, lo scorso 21 novembre, tra Parlamento Europeo e Commissione.
Secondo fonti della rappresentanza italiana della Commissione, “se si paragonano le cifre del bilancio dell’Unione Europea con quelle disposte dai governi nazionali per salvare il sistema bancario e finanziario o ai preventivati interventi per salvare l’industria automobilistica, risulta evidente l’enorme divario fra il modesto costo delle politiche europee e l’esborso di denaro pubblico a difesa dei due settori.
Delle tre funzioni che vengono attribuite ad un bilancio pubblico, quello dell'Unione Europea assicura un modesto ruolo di redistribuzione e di allocazione ma è assolutamente incapace di influenzare la stabilizzazione delle economie nazionali.
L'evoluzione economica e sociale di questi anni ha messo in luce il fatto che taluni beni comuni, che sono stati assicurati a lungo dagli Stati nazionali in buona parte attraverso il denaro pubblico, lo saranno solo o lo saranno in modo preponderante a livello europeo. Tali beni comuni possono essere identificati in embrioni di politiche europee come la sicurezza esterna, la lotta al cambiamento climatico, le infrastrutture e le interconnessioni europee nel settore dell’energia e dei trasporti, la cooperazione allo sviluppo e gli aiuti alimentari, il sostegno alle culture europee attraverso i media, la mobilità giovanile intraeuropea ed il volontariato europeo, la difesa del multilinguismo o la lotta alle discriminazioni.
Per ora il bilancio europeo non ha alcuna influenza significativa sulla produzione di questi beni comuni nonostante l'azione che il Parlamento Europeo ha condotto per anni, sfruttando i poteri prima di interdizione e poi di proposta offerti dal trattato fino a quando è stato costretto ad accettare la camicia di forza degli accordi interistituzionali e di rigide prospettive finanziarie pluriannuali.
Le risorse attribuite al bilancio sono state inoltre concepite in una logica di redistribuzione fra i paesi membri con una prevalenza del principio dei costi e dei benefici finanziari dell'appartenenza all'Unione, un principio esaltato dal sistema dei contributi nazionali legati al prodotto interno lordo ed un metodo di finanziamento che ha schiacciato le risorse proprie tradizionali (Iva, dogane, prelievi agricoli, imposte sui salari dei funzionari])
La prossima legislatura europea sarà impegnata a discutere nuovamente del bilancio dell'Unione, alle sue cause (le entrate) ed ai suoi effetti (le spese e le politiche comuni) a partire dalla proposta che la Commissione Europea farà sulla struttura finanziaria europea ispirandosi ai risultati della consultazione europea avviata nel settembre del 2007.
La discussione sul bilancio si incrocerà poi con il negoziato legislativo sui programmi pluriannuali con effetti finanziari che dovranno entrare in vigore il 1 gennaio 2014 (ricerca, ambiente, fondi strutturali, cultura, gioventù, etc).
Di solito le campagne elettorali ruotano attorno dialettiche sui beni comuni ai quali dare priorità, sulla natura pubblica o privata di questi beni e la loro distribuzione sociale, sul modo in cui essi debbono essere gestiti. Il rispetto dei principi della democrazia rappresentativa esigono che i partiti europei ed i loro candidati consacrassero la campagna per il rinnovo dell’Assemblea di Strasburgo al tema dei beni comuni europei e delle loro implicazioni politiche, economiche, finanziarie e giuridiche.
(tratto da un intervento del Direttore della Rappresentanza italiana della Commissione Europea, Pier Virgilio Dastoli, al quale si possono inviare commenti all’indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ).




