Scaricabile il Bollettino di Cia Europa NUMERO 32 - ANNOIV
Il riscaldamento del pianeta causato dall’eccesso di emissioni di CO2 è ormai un dato di fatto. Non esiste un osservatore serio che non ne valuti distintamente le conseguenze: l’effetto serra sta spostando verso nord l’areale di molte coltivazioni e con questo fenomeno il settore agricolo dovrà fare sempre più i conti nel futuro.
La Commissione UE ha pubblicato nei giorni scorsi un “Libro Bianco sull’adattamento ai cambiamenti climatici” e non c’è dubbio che efficaci politiche di adattamento dovranno essere messe in campo già con l’attuazione delle misure che si stanno inserendo nei singoli Piani di Sviluppo Rurale Regionali.
All’interno del numero
32 del Bollettino Cia Europa dedichiamo un ampio spazio informativo sui documenti di analisi del fenomeno, ma la questione che all’apparenza non viene affrontata e che sembra penalizzare il mondo agricolo è un’altra: quale è il contributo che il mondo agricolo può apportare per attenuare i fenomeni degenerativi causati dall’effetto serra? E’ mai possibile che l’unico vero settore imprenditoriale che basa la propria attività sul fenomeno della fissazione dell’anidride carbonica tramite la fotosintesi clorofilliana venga trattato solo in termini di adattamento (e quindi di nuovi vincoli) e non di mitigazione degli effetti negativi prodotti dalle emissioni provenienti da altri settori produttivi? Non è il caso di evidenziare che senza agricoltura gli effetti nocivi causati dall’accumulo di CO2 sarebbero fortemente accentuati? In epoca di “certificati verdi” è immaginabile che all’agricoltura venga riconosciuto il servizio che svolge in termini climatici?
E’ ancora compito degli agricoltori inquadrare il fenomeno nella giusta dimensione, principalmente per non subire criminalizzazioni fuori luogo e secondariamente per affermare il ruolo sociale ed economico che anche in questo campo l’agricoltura svolge e che maggiormente potrà svolgere in futuro.




