Lo scorso 7 maggio il Parlamento si è nuovamente espresso con favore sul rafforzamento dei poteri, soprattutto legislativi, che derivano dal Trattato di Lisbona. Nel chiedere agli Stati membri interessati di modificare le loro legislazioni per consentire l’attribuzione dei seggi supplementari previsti dal nuovo trattato, auspica che la scelta del Presidente della prossima Commissione e delle altre alte cariche UE avvenga dopo le elezioni di giugno tenendo conto del responso delle urne.
“Il trattato di Lisbona aumenta l’equilibrio istituzionale dell’Unione nella misura in cui rafforza le funzioni chiave di ognuna delle istituzioni politiche”. Secondo la relazione di Jean-Luc Dehaene (PPE/DE, BE), approvata con 363 voti favorevoli, 93 contrari e 19 astensioni, gli elementi essenziali del “metodo comunitario”, il diritto di iniziativa della Commissione e il processo decisionale congiunto di Parlamento europeo e Consiglio, sono stati tutelati e potenziati.Il Trattato di Lisbona riconosce pienamente il Parlamento europeo come uno dei due rami dell’autorità legislativa e di bilancio dell’Unione e le sue funzioni in relazione al controllo politico saranno rafforzate. La relazione prende atto delle misure transitorie relative alla composizione del Parlamento europeo, rilevando che la loro attuazione renderà necessaria una modifica del diritto primario. In tale contesto, invitano gli Stati membri ad adottare tutte le necessarie disposizioni giuridiche nazionali “al fine di consentire la pre-elezione, nel giugno 2009, dei 18 membri supplementari del Parlamento europeo in modo che possano sedere in Parlamento in qualità di osservatori a partire dalla data di entrata in vigore del Trattato di Lisbona”.
Riguardo alla nomina delle alte cariche UE, i deputati ritengono che “la scelta delle persone chiamate ad occupare la carica di Presidente del Consiglio europeo, di Presidente e Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante), dovrebbe tenere conto delle rispettive competenze dei candidati” e, in caso di esito positivo del referendum in Irlanda, dovrebbe aver luogo dopo l’entrata in vigore del Trattato. Più in particolare, ritengono che “la procedura di nomina dovrebbe essere attuata dopo le elezioni al Parlamento europeo in modo da poter tener conto dei risultati elettorali, che svolgeranno un ruolo essenziale nella scelta del Presidente della Commissione”
Sostengono poi che la possibile entrata in vigore del Trattato di Lisbona entro la fine del 2009, richieda un accordo politico tra Consiglio e Parlamento al fine di garantire che la procedura per la nomina della futura Commissione e per la scelta del suo Presidente rispetti la sostanza dei poteri riconosciuti in materia al Parlamento europeo. Anche perché l’elezione del Presidente della Commissione da parte del Parlamento europeo su proposta del Consiglio europeo, attribuirà una natura “marcatamente politica” alla sua designazione. Qualora il secondo referendum in Irlanda dovesse avere un esito negativo, il Trattato di Nizza sarà comunque applicabile e il numero dei Commissari sarà inferiore al numero di Stati membri.
Il riconoscimento formale del Consiglio europeo quale istituzione autonoma separata, comporterà una nuova definizione del suo ruolo per fornire il necessario impulso politico e definire orientamenti e priorità generali dell’attività dell’Unione. Il Parlamento ha rimarcato poi il ruolo essenziale che il Presidente del Consiglio europeo dovrà svolgere nella vita istituzionale dell’Unione, in quanto “incaricato di portarne avanti l’attività, garantire la preparazione e la continuità del suo lavoro (...) e rappresentare all'esterno l'Unione per quanto concerne la PESC, al proprio livello e senza compromettere le funzioni del Vicepresidente della Commissione”.
I deputati considerano la creazione del Vicepresidente della Commissione-Alto rappresentante “a doppio incarico” un passo fondamentale per garantire la coerenza, l’efficacia e la visibilità di tutta l’azione esterna dell’Unione.




