Scaricabile il Bollettino di Cia Europa
NUMERO 33 - ANNOIV
Le forze politiche in Italia, contrariamente a quando accade nel resto d’Europa, stanno sottovalutando la portata dei nuovi compiti che i parlamentari assumeranno con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.
Dal prossimo 1° gennaio, dopo il referendum irlandese, il settore agricolo, con altri 50 comparti, sarà governato secondo quanto previsto per la legislazione ordinaria e quindi con la co-decisione gli eletti potranno incidere direttamente sulle decisioni dell’Ue.
Vorrà dire tutta una serie di aggiustamenti che da una parte allungheranno i tempi delle decisioni, ma dall’altra contribuiranno a rendere più democratico il processo legislativo. Significherà un maggior ruolo della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo e delle logiche di alleanze che ne determinano il funzionamento, ed una maggior importanza dell’appartenenza a questo o quel gruppo politico.
Vorrà dire che, occuparsi di agricoltura per i partiti, sarà allo stesso tempo più impegnativo e più gratificante.
Indirettamente significherà un controllo maggiore che le organizzazioni di rappresentanza come la nostra potranno svolgere nei confronti dei singoli deputati, sia per mantenere un collegamento con la base elettorale che per monitorare le posizioni assunte in sede legislativa.
Avrà più valore il dibattito sulle risorse finanziarie perché l’allocazione verrà decisa non solo dai cosiddetti “euro burocrati” della Commissione, ma anche da chi si dovrà misurare col consenso elettorale. Vorrà dire attribuire al Parlamento anche il compito di definire i compiti e gli obiettivi della Politica Agricola Comune del futuro.
Nei giorni scorsi alcuni grandi giornali italiani e stranieri (il Giornale e l’Herald Tribune) hanno iniziato una campagna di delegittimazione della PAC, sostenendo che questa attribuisce solo privilegi ed alti contributi a pochi e non assicura prezzi adeguati ai consumatori.
A queste insinuazioni si potrebbe rispondere proprio in questa fase di campagna elettorale, con argomenti circostanziati e numeri veri, proponendo le vere cifre di bilancio, lo scopo di queste politiche ed il peso reale che questi valori hanno in termini di risorse complessive destinate al settore.
Ad esempio, che il 41,9% del bilancio pari a 56,1 miliardi di €/anno, è destinato non solo al reddito degli agricoltori ma per tutte le politiche per la conservazione e la gestione delle risorse naturali, compreso lo sviluppo rurale; in un’area di 4,4 milioni di kmq, diversissima e con 495 milioni di abitanti di cui la metà vive nelle zone rurali che rappresentano il 90% del territorio.
Ancora oggi molti Parlamentari uscenti e nuovi candidati stanno sostenendo solo le ragioni per una riduzione di questa spesa a vantaggio di altri settori come la ricerca, le politiche giovanili o il sostegno a settori ad alto tasso di occupazione, mentre pochissimi sono quelli che ritengono di doverne difendere i motivi. E questo viene fatto anche da chi, in altre sedi si rivolge e chiede il voto all’elettorato agricolo.
E’ contemporaneamente compito e diritto degli agricoltori, prima di esprimere il proprio voto, chiedere alle forze politiche, cosa pensano delle sorti dell’agricoltura




